Lei: “Amore, guarda: ti piace?”
Io: “Mhhh… non so, con quel risvolto…”
“Guarda che i pigiami devono avercelo, quel risvolto”
“Ah, non e’ una camicia?”
Archivio per Dicembre 2007
Scene da un grande magazzino
18 Dicembre 2007Manesseno
13 Dicembre 2007L’altro giorno ho portato il caffe’ a Manesseno alta, un posto cosi’ bello che sembra quasi l’entroterra genovese.
Ora chi conosce la geografia locale potrebbe obiettare che Manesseno e’, nell’entroterra genovese. Chi conosce Manesseno, invece, potrebbe obiettare e basta.
E sbaglierebbe. Perche’ ci sono posti che stanno li’ da secoli ad aspettare la giornata giusta, quella che chiede solo di saperla cogliere.
Subito prima di Villa Serra, svoltando a destra la strada inizia a salire. Supera un gruppo di case e inizia a perdersi nel bosco. Un’altra svolta, e si fa sempre piu’ ripida; un tornante, ed e’ gia’ poco piu’ che sentiero. E alla fine scollina in questa piazzetta di tre case, un posto che a dispetto della chiesa non molto distante, pare proprio dimenticato da Dio.
Ma basta scendere dalla macchina per capire che si tratta di un’assenza che non pesa: l’aria e’ frizzante, e lo sguardo si apre sulla vallata retrostante, fino a quel momento nascosta dal crinale.
La nebbia agl’irti colli piovigginando sale verso i bastioni del Puin e del Diamante che sbarrano la vista all’orizzonte. Piu’ sotto, bosco che resiste ostinato a decenni di incendi.
Ma per le vie del borgo, una bottega di alimentari che sembra uscita dagli anni cinquanta. “Formaggio semigrasso”, recita la scritta su una vecchia insegna metallica appesa all’esterno, accanto alla porta.
Gira sui ceppi accesi, nell’aria l’odore della legna accesa nella stufa.
E un silenzio quasi imbarazzante.
Poi, alle quattro e mezza apre l’osteria. Quattro tavoli e un banco (e, a dirla tutta, la macchinetta del caffe’ che son venuto a rifornire e’ di gran lunga la cosa piu’ stonata). L’oste (mica il barista: proprio l’oste) e’ un arzillo signore sull’ottantina, che ripete ossessivamente “Mi no ghe n’ho, de palanche. Ti gh’e' d’aspetta’ mae mugge’ che mi no posso accatta’ ninte”. Gli avventori si danno di gomito “sissi’, non ce n’ha di palanche. E’ pieno di appartamenti, ma palanche no, eh”. E intanto che aspetto l’ostessa mi offrono un bianco. Onesto (l’aspro odor dei vini). E poi un altro. E poi basta, che devo guidare.
Sopra la strada che mi riporta indietro le nubi son tutt’altro che rossastre.
Ma la chiesa, quella li’ sotto, porta il nome di San Martino. E penso non sia un caso.
Mai scommettere. Mai.
12 Dicembre 2007Mio padre e’ senese per caso. Nel senso che la Famigghia viveva a Genova gia’ da un pezzo, ma lui ha insistito parecchio per venire alla luce durante la guerra: e cosi’ per evitare alla nonna un travaglio sotto alle bombe, sono tutti sfollati nella campagna toscana di origine.
Qualche annetto li’, poi tutti a casa.
Nonostante quindi la carta d’identita’ neghi, mio padre e’ genovese. E genoano, pure (questa e’ un’ovvieta’, anche se c’e’ gente che continua a dire che a Genova si potrebbe in linea teorica tifare per un’altra squadra..)
E vennero dunque gli anni ‘50, il Genoa di Abbadie se la svangava tranquillamente in serie A. Il Siena, non pervenuto. E coi parenti rimasti in terra toscana (assai piu’ attenti al Palio che al calcio, invero), il meschinetto adolescente si bullava.
Fino alla tragica scommessa.
“Il giorno che il Genoa perde col Siena faccio il giro del Campo in mutande”.
Categorico, inequivocabile.
Regola 1 del genoano: non scommettere mai su quella vecchia bagascia della tua squadra del cuore.
Perche’ il tempo, ahinoi, e’ galantuomo: gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano e alla fine ci si ritrova sempre.
Infatti,
4 Febbraio 2001 – Serie B
Siena – Genoa 1-0
Sette-secondi-sette dopo il fischio finale, arriva una telefonata. Da Siena, ovviamente.
“Ehi, un momento! Io avevo detto se perdevamo in casa, non a Siena”.
Un po’ meno inequivocabile, ma pur sempre categorico.
24 Maggio 2003 – Serie B
Genoa – Siena 1-3
“Ehi, un momento! Io avevo detto in casa, e in Serie A!”
9 Dicembre 2007 – Serie A
Genoa – Siena 1-3
Detto, fatto. Con cinquant’anni di ritardo: ma la vendetta, si sa, e’ un piatto da consumare freddo.
Ora invoca la prescrizione.
Intanto noi sappiamo gia’ cosa regalargli a Natale.
Comunicazione di servizio
10 Dicembre 2007E’ andata.
Come, non so: del resto era il primo.
Comunque, se desiderate potete scrociare le dita, spuntare le sveglie.
E soprattutto, G., piantala di ballare ignudo per casa.
Oppure se vi va potete continuare fino a dopo le vacanze di Natale. Quando, come da regola, mi faranno sapere.
L’ombelico del mondo
7 Dicembre 2007
Cercavo sul suo blog, senza riuscirvi (incipit strumentale a mettere finalmente il suo link su questa pagina), di quella volta che, giusto per riprenderci dal primo matrimonio di mio fratello.
Mio fratello si sposa una volta all’anno, sempre con la stessa donna. Ma questo e’ un altro discorso.
Dopo la prima volta siamo andati a sentire una conferenza dei raeliani. Quelli che hanno per santone un signore con una smisurata fiducia nell’ingegneria genetica, e con un parrucchiere improbabile.
Non ci siamo convertiti, in compenso siamo usciti con una scoperta eccezionale: la storia del mondo inizia nel ponente genovese. A rivelarlo, un signore (non raeliano, uno del pubblico) con una faccia che avevo gia’ visto da qualche parte (credo fosse una sit-com medica, e lui faceva il pazzo – ça va sans dire), che portava come dimostrazione il fatto che in una forma arcaica di genovese il monte Beigua si scrive Begun.
Avete capito bene? Begun! Ossia il participio passato di Begin, iniziare.
Teoria discutibile, d’accordo. Pero’ chi l’ha formulata disponeva di un bagaglio culturale fuori dal comune (“ha due lauree”, ci hanno assicurato la zia e la cugina del soggetto, che gli facevano da cheerleader in conferenza).
Vabbe’, tutto questo per dire che lunedi’ ho il mio primo colloquio.
Ad Arenzano. Piu’ o meno sulle pendici del Beigua.
Se da li’ inizia qualcosa, potrei iniziare a considerarmi uomo di poca fede.
Visioni mattutine
6 Dicembre 2007
Da qualche giorno all’ingresso del dipartimento campeggia un manifesto intitolato “la Chimica nei francobolli”.
La cosa piu’ disdicevole e’ che non c’e’ nemmeno una foto di Albert Hofmann.
Ogni stagione reclama il suo blog, e questa non e’ certo da meno
5 Dicembre 2007Ok, ci siamo.
Oggi pare giorno di eventi. Allora approfitto della pausa pranzo e con le dita ancora tutte unticce (o unticcIe? Primo errore grammaticale dopo 20 parole?) digito il mio primo vagito.
Ovvio che e’ tutto un cantiere, qui dentro, e che ci si mettera’ mano.
Ma questo domani, con fede migliore.
Adop’!
