Manesseno

By ilchimico

L’altro giorno ho portato il caffe’ a Manesseno alta, un posto cosi’ bello che sembra quasi l’entroterra genovese.
Ora chi conosce la geografia locale potrebbe obiettare che Manesseno e’, nell’entroterra genovese. Chi conosce Manesseno, invece, potrebbe obiettare e basta.
E sbaglierebbe. Perche’ ci sono posti che stanno li’ da secoli ad aspettare la giornata giusta, quella che chiede solo di saperla cogliere.

Subito prima di Villa Serra, svoltando a destra la strada inizia a salire. Supera un gruppo di case e inizia a perdersi nel bosco. Un’altra svolta, e si fa sempre piu’ ripida; un tornante, ed e’ gia’ poco piu’ che sentiero. E alla fine scollina in questa piazzetta di tre case, un posto che a dispetto della chiesa non molto distante, pare proprio dimenticato da Dio.
Ma basta scendere dalla macchina per capire che si tratta di un’assenza che non pesa: l’aria e’ frizzante, e lo sguardo si apre sulla vallata retrostante, fino a quel momento nascosta dal crinale.
La nebbia agl’irti colli piovigginando sale verso i bastioni del Puin e del Diamante che sbarrano la vista all’orizzonte. Piu’ sotto, bosco che resiste ostinato a decenni di incendi.
Ma per le vie del borgo, una bottega di alimentari che sembra uscita dagli anni cinquanta. “Formaggio semigrasso”, recita la scritta su una vecchia insegna metallica appesa all’esterno, accanto alla porta.
Gira sui ceppi accesi, nell’aria l’odore della legna accesa nella stufa.
E un silenzio quasi imbarazzante.

Poi, alle quattro e mezza apre l’osteria. Quattro tavoli e un banco (e, a dirla tutta, la macchinetta del caffe’ che son venuto a rifornire e’ di gran lunga la cosa piu’ stonata). L’oste (mica il barista: proprio l’oste) e’ un arzillo signore sull’ottantina, che ripete ossessivamente “Mi no ghe n’ho, de palanche. Ti gh’e' d’aspetta’ mae mugge’ che mi no posso accatta’ ninte”. Gli avventori si danno di gomito “sissi’, non ce n’ha di palanche. E’ pieno di appartamenti, ma palanche no, eh”. E intanto che aspetto l’ostessa mi offrono un bianco. Onesto (l’aspro odor dei vini). E poi un altro. E poi basta, che devo guidare.

Sopra la strada che mi riporta indietro le nubi son tutt’altro che rossastre.
Ma la chiesa, quella li’ sotto, porta il nome di San Martino. E penso non sia un caso.

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11 Risposte a “Manesseno”

  1. gufo Dice:

    ci si andrà, chè le osterie sono una delle cose belle della vita. panino e vino e gazzosa, grazie della segnalazione, chimico.

  2. F. Dice:

    Figurati, e’ da quando ci ho messo piede che penso a una bicchierata comunetaria, li’. Ci si andra’, ci si andra’..

  3. diversamentequilibrata Dice:

    Aggingo che uno pensa che l’oste sia vecchio solo finchè non si gira verso la stufa e vede sua nonna lì seduta sulla sedia…
    E le fotografie.
    E le bottiglie.
    E le carte.
    E i bicchieri duralex.

  4. G. Dice:

    ah, le sconfinate pianure di manesseno…

  5. b Dice:

    sembra sull’ottantina ma ne ha compiuto 70 da poco, la signora anziana sempre vicino alla stufa è sua madre

  6. cla Dice:

    E io che a Manne ci sono nato? Molti pensano che si tratti di una strada con le case senza marciapiede…. superficiali!
    Grazie Chimico… chiunque tu sia sarai sempre il benvenuto.

  7. diversamentequilibrata Dice:

    Evvai!!!! Dobbiamo organizzare un pomeriggio con i compagni di Manesseno :-D

  8. Andrea Dice:

    ahahah che svarione!! davanti a casa mia!!!

  9. PattyA Dice:

    Manesseno, si ma sei mai andato poco oltre… ? Prova a proseguire un pò verso l’interno, invece di girare per villa Serra. Prosegui, attraversa Manesseno e inerpicati verso Casanova… Tranquillità e panorama dalla piazza della chiesa di S.Margherita.. Mi saprai dire
    PattyA

  10. arianna Dice:

    sei venuto sotto casa mia!!!!!!!eheheheh..

  11. giandagnino Dice:

    Ho passato le estati della mia giovinezza a Manesseno e, ogni tanto ci torno, anche se il Tan (l’oste) è un ppo che non lo vado più a trovare.
    Mi mancano quegli anni, quell’atmosfera, quella gente……..ma…purtroppo il lempo è difficile fermarlo…..

    http://digilander.libero.it/giandagnino/come_eravamo.html

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