Questo volevo dirti, quando ieri sera t’ho visto cosi’ mesto.
Che sei stato proprio bravo. Che ti ho pensato, pendolare del conforto su quel treno, e scommetto che laggiu’ sarai anche riuscito a strappar qualche sorriso, intanto che il magone ti cresceva dentro.
E’ che e’ normale, e’ giusto che alla fine ti sia lasciato prendere dalla tristezza.
Quando vi ho raggiunti alla Maddalena, sapevo che la E. stava facendo, in piccolo, la stessa cosa che avevi fatto tu poche ore prima, e che poi in versione ancor piu’ ridotta sarebbe toccata a me nei suoi riguardi.
E ho pensato che quello che rinfranca, in queste circostanze, e’ sapere che la bilancia della consolazione e’ in attivo: che se la rete ha dei nodi buoni, il sostegno che ne riceverai sara’ sempre un po’ piu’ forte della commozione e della tristezza che potrai metterci sopra.
E’ come un unico dolore originario che, piano piano, si disperde in tanti rivoli, un attrito degli affetti che dissipa la sofferenza sotto forma di calore.
La comune e’ anche questo: la metabolizzazione collettiva del dolore, quando c’e’.
29 Gennaio 2008 alle 9:51 pm |
…è molto bello tutto questo. grazie chimico…